storia del tatuaggio
Storia del tatuaggio
Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l'uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato, ha potuto rappresentare sia una sorta di carta d'identità dell'individuo, che un rito di passaggio, ad esempio, all'età adulta.
E' probabile che ancor prima di imparare a comunicare verbalmente e prima di lasciare traccia di sé sulle rocce, l'uomo primitivo abbia inciso dei segni sulla sua stessa pelle, inserendo pigmenti colorati in una ferita (mediante incisione o puntura).
Sono segni che avevano - e hanno - una componente magica e scaramantica, collegata ai poteri della natura, per cui il dolore si trasforma da esperienza negativa in esperienza positiva conferendogli forza, e sono un modo per comunicare la propria condizione sociale o spirituale all'interno di un gruppo. Segno di identificazione totale tra corpo e spirito, il tatuaggio si è diffuso fin dai tempi remoti praticamente in tutto il mondo, quasi obbedendo a un istinto naturale incontenibile.
Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla Mummia del Similaun (ca. 3300 a.C.) ritrovata nel 1991 sulle Alpi italiane (vedi foto), altro ritrovamento con tatuaggi anche piuttosto complessi è quello dell'"uomo di Pazyryk" nell'Asia centrale con complicati tatuaggi rappresentanti animali.






